Un buono pasto da 10 euro nel 2026 è completamente esente se è elettronico, e tassato per 6 euro su 10 se è cartaceo. La soglia di esenzione è 10 € al giorno per i buoni elettronici e 4 € per quelli di carta. Non cambia niente se te ne danno 220 o 180: la soglia vale per ogni singolo buono, non è un tetto annuo. Su una RAL di 30.000 € con 220 buoni da 10 €, passare dal cartaceo all'elettronico vale 577,98 € di netto in più all'anno, cioè 44,46 € al mese.
In breve: dal 1° gennaio 2026 i buoni pasto elettronici non sono tassati fino a 10 € al giorno, i cartacei fino a 4 €. Un buono da 10 € elettronico non tocca la tua busta paga. Lo stesso buono su carta porta 6 € al giorno di imponibile: su 220 giornate fa 1.320 € tassati, e su una RAL di 30.000 € ti toglie 577,98 € netti l'anno.
I numeri di questa pagina escono dal motore di calcolo del sito. Le ipotesi sono queste: dipendente privato, Milano, nessun familiare a carico, anno intero, FPLD ordinario, 13 mensilità, 220 buoni all'anno, regole 2026. Dove non ho una fonte primaria, lo scrivo invece di riempire il buco.
Il ticket da 10 euro è esentasse?
Sì, se è elettronico. No, se è cartaceo. È l'unica cosa che devi guardare, e sta scritta sul buono stesso: se è un'app o una card, è elettronico; se è un foglietto staccato da un blocchetto, è cartaceo.
L'art. 51 c. 2 lett. c) del TUIR esclude dal reddito di lavoro dipendente le prestazioni sostitutive di mensa entro un limite giornaliero. Dal 2026 quel limite è 10 € per i buoni in forma elettronica e resta 4 € per quelli in forma cartacea. Tutto ciò che sta sotto la soglia non è reddito: niente IRPEF, niente addizionali, niente contributi.
Quello che eccede, invece, è reddito a tutti gli effetti. Non solo ai fini fiscali: l'art. 6 del D.Lgs. 314/1997 allinea la base imponibile previdenziale a quella fiscale, quindi sull'eccedenza paghi anche il 9,19% di contributi IVS.
Quanto sono tassati i buoni pasto da 10 euro?
Se elettronici, zero. Se cartacei, 6 € di ogni buono finiscono nell'imponibile.
Il conto sul caso standard, 220 buoni da 10 € in un anno:
| Tipo di buono | Quota esente | Quota imponibile | Valore spendibile |
|---|---|---|---|
| Elettronico | 2.200 € | 0 € | 2.200 € |
| Cartaceo | 880 € | 1.320 € | 2.200 € |
Il valore spendibile è identico: 2.200 € di spesa al supermercato o al bar in entrambi i casi. Cambia solo cosa succede in busta paga.
Su una RAL di 30.000 €, con i buoni elettronici il netto in busta è 23.425,49 € l'anno, cioè 1.801,96 € al mese su 13 mensilità — esattamente lo stesso netto che avresti senza nessun buono. Con i buoni cartacei scende a 22.847,51 €, cioè 1.757,50 € al mese. Il dettaglio completo di quella RAL è in pagina a sé.
La differenza è 577,98 € l'anno. Su 1.320 € di imponibile aggiunto è un prelievo effettivo del 43,79%: fra IRPEF, addizionali e contributi, di ogni euro di buono cartaceo che supera i 4 € te ne arrivano poco più di 56 centesimi.
Da quando i buoni pasto passano a 10 euro?
Dal 1° gennaio 2026. L'aumento arriva dalla legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), il cui art. 1 c. 14 modifica l'art. 51 c. 2 lett. c) del TUIR sostituendo «euro 8» con «euro 10». Normattiva riporta come data di entrata in vigore del provvedimento il 01/01/2026, e il c. 14 non è fra i commi con decorrenza anticipata al 30 dicembre 2025.
Prima del 2026 la soglia elettronica era 8 €. Quindi la novità dell'anno è una sola: due euro in più al giorno, e solo sull'elettronico. I buoni cartacei restano a 4 €, dove sono da anni. Chi ha ancora il blocchetto di carta non ha guadagnato niente dalla manovra.
Attenzione a come viene raccontata questa modifica. Il datore di lavoro non è obbligato ad alzare il valore del buono da 8 a 10 €: la legge ha alzato il tetto di esenzione, non l'importo del buono. Se la tua azienda continua a darti un buono da 7 €, resta un buono da 7 €, semplicemente esente.
La soglia è giornaliera, e questo è l'errore più comune
I 10 € sono un limite per singolo buono e per giornata, non un plafond mensile o annuale. Non esiste un tetto da 2.200 € l'anno dentro cui stare.
È la confusione più comune, e nasce dal confronto con i fringe benefit, che invece funzionano al contrario: lì c'è una soglia complessiva annua (1.000 €, o 2.000 € con figli a carico) e superarla rende imponibile tutto, non solo l'eccedenza. I buoni pasto no. Ogni buono si valuta da solo, e si tassa solo la parte che sfora.
Il corollario che conta: se il tuo datore ti dà due buoni nello stesso giorno, la soglia non raddoppia. E se un mese lavori 22 giorni invece di 20, non "consumi" un budget più in fretta — hai semplicemente due buoni in più, ciascuno con la sua soglia.
E se il buono vale più di 10 euro?
Paghi solo sulla differenza, e ti conviene comunque. Ma non ti conviene quanto sembra.
Prendi lo stesso caso — RAL 30.000 €, 220 buoni elettronici — con un buono da 12 € invece che da 10 €. La quota esente resta 2.200 €, l'eccedenza imponibile è 440 € (2 € × 220). Il netto in busta scende a 23.246,99 €, cioè 178,50 € in meno rispetto al buono da 10 €.
| Valore del buono | Netto in busta | Buoni spendibili | Valore del pacchetto |
|---|---|---|---|
| 10 € elettronici | 23.425,49 € | 2.200 € | 25.625,49 € |
| 12 € elettronici | 23.246,99 € | 2.640 € | 25.886,99 € |
Il pacchetto complessivo cresce di 261,50 €, quindi il buono da 12 € resta meglio di quello da 10 €. Però quei 440 € in più di valore nominale costano 178,50 € di prelievo: il 40,57%. In pratica ogni euro oltre i 10 te ne lascia circa 59 centesimi. Se stai negoziando un'offerta, due euro in più sul buono non valgono due euro.
Quando confronti due proposte con pacchetti diversi, il comparatore fra due offerte tiene conto dei buoni pasto e del loro tipo, che è esattamente il punto in cui le due cifre smettono di essere confrontabili.
Quanto ti costa il buono cartaceo, alla tua RAL
Dipende dalla RAL, e non in modo regolare. Stessi 220 buoni da 10 €, stesse ipotesi, 13 mensilità:
| RAL | Netto con elettronici | Netto con cartacei | Differenza all'anno | Differenza al mese |
|---|---|---|---|---|
| 20.000 € | 17.432,53 € | 16.964,40 € | 468,13 € | 36,01 € |
| 25.000 € | 20.569,65 € | 19.852,66 € | 716,99 € | 55,15 € |
| 30.000 € | 23.425,49 € | 22.847,51 € | 577,98 € | 44,46 € |
| 40.000 € | 27.960,18 € | 27.159,15 € | 801,03 € | 61,61 € |
| 50.000 € | 32.567,65 € | 31.916,47 € | 651,18 € | 50,09 € |
Guarda la colonna della differenza: a 25.000 € il cartaceo costa più che a 30.000 €, e a 40.000 € costa più che a 50.000 €. Non è un errore di trascrizione. Dipende da dove cade la tua aliquota marginale e da come si esauriscono le detrazioni da lavoro dipendente, che si riducono man mano che il reddito sale e in certe fasce rendono il prelievo sull'euro aggiuntivo più pesante che in quelle sopra. Non è una regola elegante, ma è quello che fa il conto.
Se la tua cifra non è in tabella, i confronti per importo coprono da 20.000 a 100.000 € a passi di 5.000.
Esiste un valore minimo? E chi lavora 4 ore ha diritto al buono?
Non esiste nessun valore minimo di legge, e nessuna norma ti dà diritto a un buono pasto.
È il fraintendimento gemello di quello sulla soglia. I 4 € e i 10 € dell'art. 51 del TUIR sono limiti di esenzione fiscale: dicono fin dove il fisco non tassa, non quanto il datore deve darti. Un buono da 3 € è perfettamente legittimo, ed è interamente esente.
Allo stesso modo, il diritto al buono, il suo importo e il numero minimo di ore giornaliere per maturarlo non stanno in una norma fiscale: stanno nel tuo CCNL o in un accordo aziendale. Contratto per contratto, qui non lo copro. Non ho riaperto i testi contrattuali, quindi non ti dico da quante ore scatta il tuo: quella risposta sta nel testo del tuo CCNL o te la dà l'ufficio paghe.
Dove lo trovi nel cedolino
I buoni pasto in busta paga compaiono quasi sempre come una riga a parte, con una dicitura tipo «buoni pasto», «ticket» o «servizio sostitutivo mensa», e spesso un numero che è la quantità, non un importo in euro.
Se i tuoi buoni sono cartacei, dovresti vedere anche una voce di imponibile aggiuntivo: è la quota che supera i 4 € e che entra nella base IRPEF e contributiva. Se sono elettronici e valgono 10 € o meno, quella voce non c'è, perché non c'è niente da tassare. Per orientarti fra le altre righe c'è la guida alle voci della busta paga.
Se il numero dei buoni che leggi non corrisponde ai giorni che hai lavorato, potrebbe valere la pena verificare con l'ufficio paghe: le assenze, le ferie e i giorni in smart working senza diritto al buono fanno scendere il conteggio, e le regole su quali giornate danno diritto al buono stanno nell'accordo aziendale, non nella legge.
Cosa non copro
Il motore assume dipendente privato, residenza a Milano, nessun familiare a carico, anno intero e aliquota FPLD ordinaria. Le addizionali regionale e comunale cambiano da comune a comune: cambia residenza e i numeri in tabella cambiano, anche di parecchio.
Restano fuori:
- Il conteggio reale dei tuoi buoni. I 220 all'anno sono una convenzione per le giornate lavorative standard. Part-time verticale, assenze lunghe, contratti iniziati a metà anno: ne ricevi meno e tutte le cifre scalano in proporzione.
- Pubblico impiego e mensa aziendale. Qui parlo solo di buoni pasto nel settore privato. La mensa aziendale e i comparti pubblici hanno regole proprie che non ho verificato.
- Cedibilità e cumulabilità dei buoni. Stanno nell'allegato II.17 del D.Lgs. 36/2023. Non ho riaperto il testo vigente di quell'allegato, quindi non affermo niente su quante se ne possono usare insieme o se si possono cedere.
- Quale CCNL dà diritto al buono e da quante ore. È contrattazione, non norma fiscale, e varia troppo per essere riassunta.
Nessun consulente del lavoro ha validato questi numeri. Vengono da un motore di calcolo pubblico, con le ipotesi dichiarate qui sopra e le fonti riaperte oggi. Non posso dirti se la tua busta paga è giusta; posso dirti quale riga guardare e quanto dovrebbe valere.
Se vuoi il conto sulla tua cifra invece che su 30.000 €, la RAL si mette nel calcolatore in home page e il netto lo rifà il motore.